come affrontarlo e superarlo
Che cosa intendiamo con “autosabotaggio”
L’autosabotaggio è un fenomeno psicologico che consiste in pensieri, atteggiamenti e comportamenti che consapevolmente o (più spesso) inconsapevolmente ostacolano il raggiungimento dei nostri obiettivi, minando il nostro benessere personale, relazionale o professionale.
In termini più ampi, l’autosabotaggio può includere azioni come la procrastinazione cronica, il perfezionismo paralizzante, l’autocritica costante, la negazione delle proprie esigenze o la rinuncia prematura a progetti e sogni.
Spesso abbiamo l’impressione o la speranza di voler cambiare “in meglio”: migliorare, evolverci, aspirare al nostro pieno potenziale. Eppure, qualcosa dentro di noi può generare una sorta di “tradimento interiore”: è come se una parte invisibile decidesse di sabotare quel percorso di crescita, mettendo in atto meccanismi di difesa che appaiono come protezione ma che in realtà ci danneggiano.
Perché ci autosabotiamo: radici psicologiche e dinamiche inconsce
Le cause dell’autosabotaggio sono multiple e spesso intrecciate agiscono su piani emotivi, cognitivi, relazionali e inconsci. Ecco le più frequenti:
- Bassa autostima & credenze limitanti: quando non ci sentiamo “abbastanza” abbastanza competenti, meritevoli, forti sviluppiamo idee interiori che assomigliano a frasi interiori distruttive: “non ce la farò mai”, “non merito questo”, “non sono abbastanza bravo”. Tali convinzioni impediscono di investire pienamente in noi stessi.
- Paura del fallimento e della vulnerabilità: fallire, sbagliare, essere vulnerabili può spaventare. Meglio sabotare prima di impegnarsi davvero, così da avere un “alibi” per giustificare eventuali fallimenti.
- Paura del successo / del cambiamento: paradossalmente, anche il successo può intimorire. Cambiare significa uscire da una zona conosciuta, affrontare nuove responsabilità, mettersi in mostra: per chi ha vissuto traumi o insicurezze oppure è legato a ruoli consolidati questo può essere percepito come minaccia.
- Meccanismi di difesa inconsci attaccamento emotivo al passato: a volte il sabotaggio nasce da modelli interiori radicati fin dall’infanzia relazioni precoci con genitori o caregiver disfunzionali che generano un attaccamento insicuro. Di conseguenza, inconsciamente, si rifiuta di “meritare” amore, felicità o successo, perché ciò equivarrebbe a cambiare una dinamica emotiva considerata normale, anche se dolorosa.
In sintesi: l’autosabotaggio non è semplicemente pigrizia o mancanza di volontà ma un insieme di ferite interiori, paure, credenze profonde e conflitti inconsci che si manifestano come sabotaggi.
Come si manifesta nella vita quotidiana: esempi concreti
L’autosabotaggio può avere forme diverse, a seconda dell’ambito di vita e delle vulnerabilità personali. Alcuni esempi tipici:
- Procrastinazione cronica: rimandare, posticipare, iniziare ogni cosa “domani” mentre il tempo passa. Questo “rinvio sistematico” diventa un modo per evitare l’impegno e il confronto con il possibile fallimento.
- Perfezionismo paralizzante: chiedere a se stessi standard irrealistici; temere di iniziare o di mostrare il proprio lavoro se non è “perfetto”, con il rischio di non fare mai il primo passo.
- Relazioni che sabotiamo: evitamento di legami profondi, sabotaggio di relazioni affettive, paura dell’intimità; in alcuni casi, creare conflitti inutili o allontanarsi da chi potrebbe volerci bene perché inconsciamente non sentiamo di meritare amore o stabilità.
- Autosabotaggio nei progetti, nel lavoro o nella crescita personale: abbandonare sogni e aspirazioni, rinunciare prima ancora di provarci, evitare impegni perché “tanto non servirà a niente”.
- Discorsi interiori negativi e autocritica costante: quella voce interna che spegne la fiducia, che ripete “non ce la farai”, “non vali abbastanza”, “non meriti questo” e che finisce per incidere sulle scelte quotidiane.
Perché, da un punto di vista psicologico, l’autosabotaggio “funziona” (o sembra farlo) nel breve ma ci distrugge nel lungo
Una domanda che spesso ci poniamo: perché continuiamo a sabotare noi stessi, nonostante desideriamo profondamente cambiare?
- Prima di tutto, perché l’autosabotaggio agisce come strategia di protezione: ci difende almeno momentaneamente dal rischio di delusione, fallimento, rifiuto, vulnerabilità. Meglio non rischiare, così non soffriamo.
- In secondo luogo, entra in gioco un meccanismo che potremmo associare a una forma di equilibrio affettivo disfunzionale: spesso siamo legati a uno stato emotivo che conosciamo anche se doloroso ed ogni cambiamento potrebbe destabilizzare quel “noto”, facendoci temere il vuoto che verrebbe dopo. Meglio restare nella zona conosciuta, anche se insoddisfacente.
- Sul piano cognitivo, l’autosabotaggio può derivare da discrepanze interne tra sé attuale e sé ideale: la distanza tra chi siamo ora, con le nostre paure e limiti, e chi vorremmo essere e la paura di quel divario può generare blocchi, dubbi, rinunce.
- Infine e questo può essere un punto chiave l’autosabotaggio non è semplicemente “mancanza di volontà”: spesso è una zona grigia dell’inconscio, un insieme di resistenze interiori che ritardano la crescita, anche quando la nostra volontà cosciente è forte.
Questo spiega perché, anche con obiettivi chiari e motivazione sincera, molte persone e non solo si trovano a “inciampare” sempre nella stessa pietra: non è l’obiettivo a mancare, ma la coerenza interna, la fiducia, la sicurezza psicologica.
Come affrontare e superare l’autosabotaggio
Strategie consapevoli e integrazione con la Cosmoenergetica
Superare l’autosabotaggio non significa “forzare la volontà”, ma rinegoziare il rapporto tra mente, emozioni e memoria energetica. È un processo che coinvolge tanto la consapevolezza psicologica quanto il sistema energetico profondo della persona. Qui la Cosmoenergetica può offrire un supporto concreto, perché lavora proprio su quelle informazioni sottili – credenze, vissuti emotivi, traumi e auto-limitazioni – che alimentano il sabotatore interiore.
Di seguito una struttura integrata, passo dopo passo.
1. Consapevolezza delle proprie dinamiche interiori
Il primo passo per interrompere l’autosabotaggio è riconoscere i propri schemi ricorrenti:
- Quando mi blocco?
- In quali situazioni rinuncio?
- Quali pensieri emergono prima di una scelta importante?
La consapevolezza trasforma ciò che era “invisibile” in qualcosa che può essere osservato e quindi trasformato. Qui la meditazione coscienziale, l’osservazione del respiro e le pratiche di ascolto interiore offrono le basi necessarie.
Nella Cosmoenergetica questo corrisponde al “portare alla luce l’informazione bloccata”: prima di intervenire, bisogna riconoscerla. Sessivamente, canali come Farun Buddha (purificazione sottile della mente) e Firast (riorganizzazione bio-energetica) sono utili nelle prime fasi per ridurre ansia e confusione mentale, creando un terreno stabile per il cambiamento.
2. Lavorare sulle radici energetiche della paura e della resistenza
La psicologia moderna identifica alla base dell’autosabotaggio paure antiche, insicurezze e memorie emotive non elaborate. Queste non sono solo contenuti della mente – sono informazioni archiviate nel corpo energetico, nei chakra, nel campo aurico e nei circuiti sottili.
È qui che la Cosmoenergetica diventa uno strumento potente:
- Shaon lavora sui blocchi emozionali profondi e scioglie traumi, rigidità e memorie di autosvalutazione.
- Gektas agisce sui meccanismi di autosvalutazione e bassa autostima.
- Zeus sostiene la forza interiore e la decisione, facilitando l’azione concreta e non solo l’intenzione.
- Midi lavora sulla percezione di sé e sull’autenticità del proprio valore.
In una visione olistica, questi canali non “curano l’autosabotaggio”, ma modificano l’informazione di fondo che lo alimenta, restituendo alla persona lucidità, centratura e fiducia.
3. Ripristinare l’autostima energetica
La maggior parte dei meccanismi sabotanti nascono da un pensiero radice:
“Non sono abbastanza.”
Questo messaggio, ripetuto negli anni, diventa un’informazione stabile nell’aura. Non basta “pensare positivo” per superarlo. Serve trasformare quell’informazione.
La Cosmoenergetica offre protocolli specifici per:
- pulizia delle forme-pensiero limitanti
- rimozione delle informazioni tossiche collegate alla vergogna, ripetizione di fallimenti, paure ereditate
- riequilibrio dell’asse personale (terzo chakra + sesto chakra)
Molti praticanti riportano, dopo poche sessioni, sensazioni come:
“Mi sento più leggero”, “Ho meno paura di cominciare”, “Non mi giudico subito appena sbaglio”.
Questo è un segno chiaro che gli schemi energetici stanno cambiando.
4. Rendere il cambiamento pratico e sostenibile
Una parte essenziale è trasformare l’energia liberata in azioni concrete e realizzabili.
Qui entrano in gioco:
- trattamenti settimanali o quindicinali
- rituali di auto-pulizia energetica quotidiana
- micro-obiettivi con sostegno vibratorio
Ad esempio, si può lavorare con un protocollo cosmoenergetico di 21 giorni, associando:
- Farun Buddha + Firast + Shaon ogni 2 giorni
- meditazione breve mattutina sui propri intenti
- diario dell’auto-osservazione
Questo metodo produce cambiamenti graduali ma stabili, perché allena sia la mente che il campo energetico a rimanere coerenti con la nuova direzione.
5. Creare un campo informazionale di supporto
Una caratteristica unica della Cosmoenergetica è che non lavora solo sul singolo, crea un “campo” attorno alla persona:
- un campo di fiducia
- un campo di realizzazione
- un campo di chiarezza mentale
- un campo di integrazione dei risultati
Quando si attivano canali specifici per l’autosviluppo, si genera una forma di “memoria luminosa” che rende più difficile tornare indietro nei vecchi schemi.
È come cambiare software:
la mente non deve lottare contro se stessa, perché l’energia crea nuove possibilità di scelta.
6. Sostenere il cambiamento con relazioni sane e presenza di gruppo
In Cosmoenergetica esiste un principio semplice ma profondissimo:
Un campo energetico collettivo sostiene il cambiamento individuale.
Per questo, percorsi come Semi di Luce, sessioni di gruppo, cerchi di meditazione o incontri di formazione accelerano il superamento dell’autosabotaggio, perché:
- forniscono testimoni del cambiamento
- sciolgono il senso di “sono solo nel mio problema”
- creano risonanza positiva
- integrano nuove informazioni nel campo collettivo
Il gruppo, in questo senso, è terapeutico anche a livello vibrazionale.
Conclusione trasformativa
L’autosabotaggio non è un “nemico da combattere”, ma un messaggero che ci indica dove siamo rimasti feriti, bloccati o spaventati nel nostro percorso evolutivo.
La psicologia ci aiuta a riconoscerne le cause.
La consapevolezza ci permette di osservarlo senza giudizio.
La Cosmoenergetica offre uno strumento diretto, concreto e strutturato per trasformare l’informazione che lo alimenta.
Dove la mente dice:
“Non riuscirò mai”,
l’energia dice:
“C’è un nuovo spazio possibile.”
Questa integrazione rappresenta oggi uno dei metodi più efficaci per superare gli schemi di autosabotaggio e tornare in contatto con il nostro pieno potenziale.