Presenza, equilibrio interiore e risposta consapevole.
Le situazioni di emergenza, incidenti, eventi improvvisi, pericoli, crisi emotive o collettive, hanno tutte un elemento in comune: irrompono rompendo l’ordine abituale delle cose. In quei momenti il tempo sembra accelerare, la mente si affolla, il corpo reagisce prima ancora che si possa pensare. È proprio lì che si gioca la differenza tra reazione e risposta.
Dal punto di vista scientifico, l’emergenza attiva il sistema di allerta dell’organismo: il cosiddetto meccanismo di attacco, fuga o congelamento. È una risposta antica, automatica, pensata per la sopravvivenza. Tuttavia, se non viene regolata, può portare a confusione, panico, comportamenti disorganizzati o, successivamente, a conseguenze emotive più profonde come ansia persistente, iperattivazione o blocchi traumatici.
Gestire un’emergenza in modo efficace non significa solo “fare la cosa giusta” sul piano pratico, ma restare sufficientemente presenti da poter accedere alle proprie risorse interiori.
La prima vera emergenza è interna
Prima ancora di ciò che accade all’esterno, in una situazione critica si attiva un’emergenza interna: il corpo si contrae, il respiro si altera, le emozioni salgono rapidamente. Se questa attivazione non viene contenuta, la persona perde centratura e capacità decisionale.
Le discipline psicologiche moderne parlano di autoregolazione: la capacità di riportare il sistema nervoso entro una soglia di equilibrio che permetta di agire in modo lucido. È dimostrato che una respirazione consapevole, un ancoraggio corporeo e una presenza mentale stabile possono ridurre l’intensità della risposta di panico e migliorare la gestione dell’evento.
Qui entra in gioco il lavoro interiore: non come fuga dalla realtà, ma come fondamento della risposta concreta.
Il contributo della pratica olistica
Le pratiche olistiche, se ben comprese, non hanno lo scopo di “evitare” l’emergenza, ma di preparare la persona a non esserne travolta. Allenano la capacità di restare nel corpo, di osservare le emozioni senza esserne dominati, di mantenere una connessione interna anche sotto pressione.
Nel tempo, questo tipo di lavoro favorisce:
- maggiore stabilità emotiva,
- riduzione delle reazioni impulsive,
- aumento della capacità di presenza,
- migliore integrazione dell’esperienza dopo l’evento.
Questo è particolarmente importante perché molte conseguenze traumatiche non derivano solo dall’evento in sé, ma da come l’evento viene vissuto e “registrato” internamente.
Cosmoenergetica ed emergenza: un approccio integrativo
Nel contesto dell’Oasi Evolutiva Delsud, la cosmoenergetica viene proposta come un percorso di riequilibrio e rafforzamento della struttura energetica e della presenza interiore della persona. Non è una tecnica di intervento d’urgenza sul luogo dell’evento, né sostituisce in alcun modo i soccorsi o le cure necessarie. Il suo valore risiede altrove.
La pratica cosmoenergetica lavora sulla qualità del campo energetico e informazionale della persona, favorendo:
- una maggiore capacità di centratura anche in condizioni di stress,
- una riduzione della dispersione energetica nei momenti critici,
- un miglior contenimento delle reazioni emotive intense,
- una più efficace elaborazione dell’esperienza dopo l’evento.
Chi coltiva questo tipo di pratica spesso riferisce una maggiore lucidità nelle situazioni difficili, una risposta meno caotica e una migliore capacità di “rientrare” in equilibrio dopo lo shock iniziale.
Dopo l’emergenza: prevenire il trauma
Uno degli aspetti più delicati delle situazioni critiche è ciò che accade dopo. Anche quando l’emergenza è rientrata, il corpo e il sistema nervoso possono restare in uno stato di allerta. È qui che possono insorgere conseguenze traumatiche: tensioni persistenti, insonnia, immagini intrusive, chiusura emotiva.
Un lavoro olistico e cosmoenergetico svolto nel periodo successivo può aiutare a:
- sciogliere tensioni residue,
- ristabilire una sensazione di sicurezza interna,
- integrare l’esperienza senza rimuoverla,
- prevenire la cristallizzazione del trauma.
In questo senso, la cosmoenergetica diventa uno spazio di riorganizzazione profonda, in cui l’esperienza viene assimilata e non trattenuta come ferita aperta.
Presenza come atto di responsabilità
Gestire un’emergenza non è solo una questione di competenze tecniche, ma di qualità di presenza. Essere presenti a se stessi significa poter essere più utili anche agli altri. Significa non aggiungere panico al panico, confusione alla confusione.
La pratica interiore, quando è seria e radicata, non allontana dalla realtà: la rende più abitabile, anche nei momenti più complessi.
All’Oasi Evolutiva Delsud, il lavoro cosmoenergetico si inserisce proprio in questa visione: accompagnare le persone a sviluppare centratura, equilibrio e capacità di risposta consapevole, affinché anche nelle situazioni di emergenza, interne o esterne, sia possibile restare umani, lucidi e presenti.