La chiamata che non mi aspettavo

Fotiny Gudela: Master Teacher di Cosmoenergetica, Magister e Progressor onorario. La storia del Presidente onorario dell’Oasi Evolutiva Delsud

Ogni volta che mi preparo a parlare di Cosmoenergetica, mi succede una cosa curiosa: mi rendo conto che non sto presentando “un metodo”. Sto raccontando un incontro. Un incontro che ha cambiato la mia vita, e che, in modi diversi, continua a cambiare la vita di molte persone.

Io, prima di tutto, ero un’ingegnera.
Un’ingegnera “di testa”, razionale, abituata ai dati, ai protocolli, alle verifiche. Ho lavorato per la Commissione Europea a Bruxelles come task manager su progetti legati a Chernobyl e alla sicurezza nucleare. Visitavo l’Ucraina, entravo nei villaggi segnati dalla catastrofe, incontravo persone colpite da radiazioni, tumori, conseguenze invisibili ma devastanti.

E lì, davanti a quel dolore collettivo, mi si aprì una domanda che non mi lasciò più.
Mi dissi: se l’Universo, se Dio, permette una tragedia così, allora da qualche parte deve esistere anche una possibilità di riparazione. Una soluzione.
Io la chiesi. Davvero. La chiesi con tutto il cuore:

“Se esiste un metodo per aiutare le persone e anche la natura a recuperare da un danno così profondo, mandamelo nella mia vita.”

Quando la risposta arrivò

Qualche anno dopo tornai in Grecia, continuavo a lavorare come ingegnere. E, senza che me lo aspettassi, la risposta arrivò sotto forma di un metodo che allora era poco conosciuto: un metodo di energia cosmica, basato su canali e frequenze, capace di intervenire sul corpo, sull’energia, sulla mente.

Oggi tutti parlano di “energie”. All’epoca, era diverso.
Molti non credevano. E io, da scienziata, non potevo accontentarmi della fede. Avevo bisogno di prove.

Per questo mi rivolsi a colleghi della fisica nucleare. Chiesi:
“Mostratemi evidenze. Datemi riscontri scientifici.”

E li vidi: sperimentazioni con strumenti avanzati, analisi sulla struttura dell’acqua dopo l’attivazione di canali diversi, misurazioni di frequenze, caratteristiche tecniche, variazioni coerenti.
Quando vidi quel livello di riscontro, mi dissi:

“Va bene. Se è dimostrabile, allora voglio capire come funziona davvero.”

Le prime sessioni e la scoperta più sorprendente

All’inizio lavoravo soprattutto con amici, familiari, colleghi. Non perché stessi cercando “miracoli”, ma perché per me era un’esplorazione: volevo osservare gli effetti.

E gli effetti arrivarono.
Casi fisici, casi delicati, situazioni complesse. Ma la cosa che mi colpì davvero fu un’altra: durante le sessioni, accadeva una sorta di “pulizia” profonda.

La Cosmoenergetica, almeno per come la sperimentai io, non iniziava con la guarigione.
Iniziava con la purificazione: come se il sistema energetico, prima di tutto, dovesse liberarsi da ciò che lo deforma.

E lì vidi cose che non avevo previsto:
persone che piangevano, che rivivevano ricordi, che vedevano immagini legate a traumi, che sentivano emergere emozioni rimaste bloccate per anni.

Compresi che i canali non lavoravano solo sul corpo energetico.
Lavoravano anche su emozioni, mente, traumi.

L’integrazione: energia e counseling

A quel punto presi una decisione: studiai counseling integrativo.
Volevo sostenere la persona anche dal punto di vista psicologico, perché mi era chiaro che quando un trauma si muove, serve anche una guida, un contenitore, un ascolto competente.

E la combinazione fu potentissima.

La Cosmoenergetica, oltre a pulire e proteggere, ha una qualità che considero centrale: è informativa.
Durante una seduta, spesso arrivano intuizioni, indicazioni, comprensioni improvvise. Perfino la scelta delle domande giuste, nel counseling, sembrava “guidata”.

In un’ora emergevano nodi che in altri contesti richiedono molte sedute.
Per me fu la conferma che corpo, psiche, energia e coscienza non sono mondi separati: sono livelli di un unico sistema.

Non solo terapia: un metodo che entra nella vita

Col tempo iniziai a sperimentare i canali in molti ambiti:
estetica, shiatsu, riflessologia, lavoro sui meridiani, e perfino… nel volo.

Sì: sono anche pilota.
E ho usato l’aspetto informativo e protettivo dei canali persino durante gli esami e nelle situazioni più complesse. Ci sono momenti in cui l’intuizione tempestiva fa la differenza. E io, più volte, ho percepito indicazioni interiori precise.

Ma la Cosmoenergetica non è “magia comoda”.
Non è un trucco per ottenere tutto in fretta. È un cammino serio, che chiede disciplina, pulizia interiore, responsabilità.

Protezione, etica, permesso

In tutto questo, una parola per me è fondamentale: protezione.
La protezione non è paura: è igiene energetica. È rispetto per i confini, per il karma, per la libertà degli altri.

Ci sono regole chiare: per lavorare su pulizia e guarigione serve il permesso della persona.
Non per formalità, ma per un principio energetico e morale: la vita di qualcuno non è “territorio nostro”.

E c’è un’altra regola che considero sacra: la privacy delle informazioni.
Sì, i canali possono portare informazioni. Ma l’accesso non significa diritto. Senza consenso, non si entra.

Quando qualcuno usa la conoscenza in modo scorretto, accade una cosa interessante: l’informazione smette di arrivare. È come se il metodo stesso proteggesse le persone.

Diagnosi energetica: “deformazioni” e cause profonde

Una parte enorme della Cosmoenergetica è la diagnosi: ciò che noi chiamiamo deformazioni energetiche.
Dietro ogni disturbo fisico esiste spesso una deformazione, e dietro quella deformazione può esserci una causa più profonda: shock, trauma, schemi familiari, eredità ancestrali, zone geopatiche, legami energetici, influenze esterne.

È un lavoro estremamente dettagliato: non si tratta solo di “curare il sintomo”, ma di cercare la radice, e perfino la radice della radice.

Il maestro e l’origine: Petrov

Il metodo è stato creato dall’accademico russo Alexander Vladimirovich Petrov.
Io sono stata benedetta: sono stata sua studentessa. Conoscevo bene il russo e andai in Russia per studiare direttamente da lui.

Petrov era un medico classico. Tutto iniziò quando vide un caso che la medicina non riusciva a risolvere e che un guaritore energetico riuscì a trasformare. Da lì nacque la domanda che apre ogni vera ricerca: cosa c’è oltre?

E lui cercò. Cercò davvero. Con disciplina radicale, con isolamento, con studio, con verifica. Poi fece la cosa più difficile: costruire un sistema formativo trasmissibile, accessibile anche a persone “ordinarie”, affinché la conoscenza non restasse un’esperienza privata ma diventasse beneficio collettivo.

Conclusione: non sentirsi più soli

Se devo dire qual è il dono più grande di questo cammino, non è solo la guarigione.
È il sentimento che si crea nel tempo: non ti senti più solo.

Non in senso romantico. In senso reale: senti che l’Universo è interconnesso, che esiste una guida, una presenza, un ordine.
E quando tu lavori con serietà, con etica, con cuore pulito, questa forza ti sostiene.

Questa è la mia storia.
Ed è anche l’inizio della storia di molte persone che scelgono di incontrare la Cosmoenergetica non come “scorciatoia”, ma come percorso di consapevolezza, protezione e trasformazione.

Nota editoriale:

Questo articolo è una rielaborazione narrativa in prima persona, ispirata alla trascrizione di un intervento in lingua inglese di Fotiny Gudela. Il testo è stato adattato e riorganizzato in forma editoriale per la rubrica del sito dell’Associazione Oasi Evolutiva Delsud, mantenendo il senso e i contenuti principali dell’esperienza raccontata dall’autrice.

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